giovedì 1 aprile 2010
Karl a Verden
Il 22 dicembre scorso ho parlato con Karl sull'incontro di Verden.
Mi ha detto che è stato molto contento di come si è svolta la cosa, che è stata assai gradita dal pubblico presente (non c'era un posto libero) che alla fine si è espresso in una standing ovation di un minuto buono.
Anche la presentazione del lavoro dei suoi allievi è andata bene, nonostante molti di loro non avessero l'abitudine a lavorare in un contesto del genere. Tutti hanno lavorato su due piste, qualcuno sui cambi di galoppo, quasi tutti hanno presentato piaffer, passage e passo spagnolo. Il tutto assolutamente con cavalli ordinari, dalle andature normali e alcuni anche con conformazioni evidentemente non da cavalli "da dressage".
Insomma l'ho sentito veramente soddisfatto, ha detto che sono rimasti delusi solamente coloro che volevano vedere i soliti trotti allungati spaziali, cavalli rimbalzanti (e contratti) e andature super. Ma è la solita storia.
Fra il pubblico c'era gente che veniva da tutta Europa ma anche da Stati Uniti, Canada, ecc., fra i quali anche gente del mondo del dressage agonistico.
La parte negativa.
Gerd Heuschmann ha ritrattato tutto il buono che aveva affermato i mesi scorsi. Karl si aspettava già da un po' questo, e Heuschmann ha fatto una relazione molto filo-scuola tedesca, spiegando che cosa non va fatto, per es. l'incappucciamento, ma di fatto accettando per buoni i principi della equitazione attuale, quelli proprio sui quali Karl si sta battendo per confutarne la logica e la efficacia.
La sua, quella di Heuschmann, è stata una inversione di 180°, molto probabilmente non ha avuto il coraggio di andare avanti su questa strada e magari anche la Fei ha fatto pressione su di lui perché rimanesse dalla sua parte. Scusate l'espressione pittoresca: in pratica non ha avuto le palle.
Oltre a questo, secondo Karl, essendo la sua preparazione tecnico-equestre molto limitata, egli non riesce ad apprezzare fino in fondo determinati aspetti dell'equitazione che Karl propone, anche se a parole lo aveva già fatto. Ma adesso si sta ricredendo, e qualcuno deve avergli fatto cambiare idea...
Presto Karl scriverà di questo sul suo sito.
Intanto la Fei ha chiesto a Karl di partecipare con i suoi rappresentanti a un incontro a Warendorf. Vogliono rimediare alla brutta figura di Cristoph Hess.
Cavalli & Cavalieri
Ho mandato una e-mail alla rivista Cavalli&Cavalieri di cui riporto il testo:
"Gentile Redazione,
sono un istruttore della Scuola di Leggerezza e ho apprezzato molto il Vostro articolo apparso sul numero di agosto 2009 “Addestramento o costrizione?”, dove viene presentato Philippe Karl e la sua filosofia di lavoro in maniera chiara e precisa.
Avrei da fare però una precisazione in merito alla posizione della FN, la Federazione Equestre Tedesca, sul documento presentato da Philippe Karl con i suoi nove punti, così come da voi riportato nell’articolo.
Come confermatomi dallo stesso Karl, che ho avuto modo personalmente di contattare nei giorni scorsi, la FN non solo non ha fatto a lui richiesta di produrre il suddetto documento ma non si è nemmeno posta il problema. Tanto che, infatti, ha anche impiegato circa tre mesi prima di dare una qualsiasi risposta, e solo dopo che lo stesso documento è apparso su alcune riviste di settore in Germania.
Quindi questo “avvertire la necessità di cambiamenti...” è semmai proprio del mondo equestre tedesco in generale e non della FN, la quale sente tutto fuorché “la necessità di rivedere il proprio regolamento”! Inoltre, che essa sia, per esempio, alle prese con “conflitti interni generati da problematiche legate al doping” fa giusto intuire quanti e quali siano i problemi di poca pulizia e trasparenza nel mondo equestre agonistico tedesco e purtroppo anche internazionale.
Per la verità Philippe Karl è una vera e propria spina nel fianco del mondo equestre attuale e del dressage in particolare: il suo ultimo libro uscito direttamente in lingua tedesca “Irrwege des Modernen Dressur” (ossia “La deriva del dressage moderno”) è una analisi spietata ma circostanziata e una critica feroce ma motivata, dei dogmi, delle contraddizioni e dei fondamenti equestri ufficialmente riconosciuti oggi. Esso ha suscitato scalpore in Germania (e con le edizioni in lingua francese e inglese anche in tutta Europa e oltreoceano) e ha già pestato non poco i calli alla tecnocrazia equestre tedesca e internazionale.
La risposta della FN ai nove punti del documento, del resto, non fa che confermare una posizione chiusa e irrigidita della dirigenza sportiva equestre, là dove “le sue proposte non possono essere, se non parzialmente, applicate perché non ritenute compatibili con il dressage attuale”, adducendo argomentazioni fumose e banalizzando, oltreché minimizzando i problemi reali.
RingraziandoVi ancora per la bella visibilità che avete contribuito a dare alla Scuola della Leggerezza, peraltro ancora poco conosciuta, Vi porgo i miei più cordiali saluti."
La "masticazione"
Numerosi Maestri del passato, anche autorevoli, hanno lasciato scritto a riguardo di quella che comunemente viene definita "masticazione", intendendo la mobilità e la disponibilità della bocca alla minima sollecitazione del cavaliere. Ma la decontrazione della mascella non è affatto accomunabile all'atto del masticare, cosa che comporterebbe un susseguirsi di contrazioni nel serrare e scostare i denti (come per triturare qualcosa), in effetti tale comportamento si associa spesso a un utilizzo forte dell'imboccatura, ma bensì ne è l'esatto opposto: la mascella non è mai serrata, vi è una morbida mobilità della lingua e riflesso di deglutizione. Sembra dunque che oggi si debba ricorrere con molta prudenza al termine "masticazione", consacrato certo all'uso, ma squalificato nel suo significato letterale.
Le mani
Le mani, in equitazione, seppur considerate uno degli aiuti principali (insieme alle gambe e all'assetto), nella pratica quotidiana e nella didattica hanno un ruolo quasi marginale, in ogni caso passivo, e sembra che la cosa migliore da fare fin dall'inizio, da quando si comincia ad addestrare un cavallo, sia quella di usarle il meno possibile. È pur vero che è meglio non usare le mani affatto, evitando il rapporto con la bocca del cavallo, evitando il contatto dunque (in equitazione naturale non a caso si comincia con una capezza), che usarle a sproposito, correndo il rischio di creare delle difese nel cavallo che, sentendosi offeso in bocca, reagisce facendo di tutto tranne che ubbidire al cavaliere. Cerchiamo subito di sfatare alcune credenze tanto diffuse quanto inesatte: per esempio che tirare in bocca al cavallo sia necessario per rallentare e fermarsi, oppure che le mani debbano essere tenute basse e ferme e debbano muoversi il meno possibile, o anche che per girare a destra sia necessario tirare la redine destra lasciando la sinistra, e viceversa. O anche, e questa è una moda consolidata, che per ammorbidire la bocca del cavallo e fletterlo occorra "spugnare" con le mani quando non addirittura seghettare alternando destra e sinistra.
Quando mettiamo un pezzo di ferro in bocca al cavallo (come è, di fatto,un filetto) e tendiamo le redini con le nostre mani, mantenendole basse, il filetto agisce sulle barre, certamente, ma soprattutto sulla lingua, e questo genera dolore, contrazione, a volte anche ribellione, essendo la lingua stessa un organo molto vascolarizzato ed innervato. Affinché questo non accada è necessario che qualsiasi azione noi facciamo con le mani, che sia una sola o entrambe, sia orientata verso l'alto, questo per evitare il problema di schiacciare la lingua e nello stesso tempo poter agire sulla commessura labiale. Questo già di per sè provoca l'apertura della bocca e di conseguenza la masticazione(*), elemento basilare per poter arrivare alla decontrazione che gioca un ruolo decisivo nel conseguimento dell'ammorbidimento di tutta la muscolatura del cavallo.
Viene da sè che capezzine strette, chiudibocca e qualsiasi mezzo che limiti la mobilità della mascella sono da bandire. Agire con le mani verso l'alto è il mezzo per conseguire il fine di poterle mantenere, successivamente, basse. Infatti un cavallo con la bocca educata, perfettamente addestrato e in equilibrio, si può guidare con in mano il peso delle redini, tenendo le mani basse e muovendo solo le dita. Il problema però è che il cavallo non nasce già addestrato e per arrivare a questo risultato occorre agire con le mani stesse, e in molti casi verso l'alto, per ottenere quella che si chiama messa in mano elementare, situazione ottimale di contatto, decontrazione, equilibrio, in cui il cavallo dispone l'incollatura secondo la volontà del cavaliere, senza forzature, e accetta ogni indicazione delle mani.
Per quanto riguarda la direzione, essa va indicata per mezzo di una redine d'apertura dalla parte in cui si vuole andare, evitando anche qui ogni possibile trazione verso l'indietro, che frenerebbe il movimento in avanti, e di una redine di appoggio (sul collo) esterna, che "chiude la porta" dalla parte opposta. Più si tengono le mani separate fra di loro e più è chiara la direzione per il cavallo, e questa è una cosa di cui tenere conto specialmente con i cavalli nelle prime fasi di addestramento o con i cavalli particolarmente difficili da guidare.
Un cavallo perfettamente addestrato, peraltro, è in grado di essere guidato con le redini tenute in mani molto vicine fra di loro o addirittura tenute in una sola mano. Le funzioni delle mani sono dunque molteplici: dare la direzione al cavallo; creare la decontrazione della bocca; eseguire la mezza fermata (azione repentina verso l'alto con successiva discesa di mano, cfr. de La Guérinière) quando necessaria, per alleggerire, per decontrarre o per alzare la testa; flettere l'incollatura, allungarla, rilevarla, abbassarla secondo le necessità del momento e le attitudini del cavallo. Il tutto con l'idea dominante di non eseguire mai una trazione da avanti a indietro, e di alzare una sola o entrambe le mani quando dobbiamo cercare di modificare l'atteggiamento della testa e del collo del cavallo, intervenendo sulla bocca senza offenderlo, per trovare il migliore equilibrio e per fare una ginnastica al meglio arrivando, in definitiva, alla messa in mano.
Con tutto ciò, partire con l'idea che le mani abbiano una funzione secondaria, rispetto alle gambe e all'assetto, significa limitare di molto le prospettive nel lavoro del cavallo, privandoci della possibilità di addestrarlo al meglio, e aumentando la probabilità di incontrare delle difficoltà serie con cavalli non particolarmente dotati morfologicamente e caratterialmente. Usare le mani con perizia (in accordo, ovviamente, con gambe e assetto) è uno degli obiettivi più importanti da perseguire per diventare cavalieri e aspirare alle vette dell'equitazione classica, che siano lavorare in Alta Scuola nella Leggerezza o compiere, per esempio, un percorso di salto ostacoli con il cavallo perfettamente agli ordini. Come il musicista usa le mani per suonare il pianoforte, così il cavaliere ha bisogno delle mani per suonare quello strumento, forse più complesso, che è il cavallo, e la sensibilità che deve avere nelle dita è la medesima.
"L'Equitazione parte dalla testa e arriva alle dita passando per il cuore" (Philippe Karl).
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