lunedì 27 maggio 2019
"Metodo di equitazione" di François Baucher
Finalmente vede la luce in Italia, dopo quasi trent'anni dall'ultima pubblicazione ad opera di Edizioni Equestri, il "Metodo di equitazione" di François Baucher, a cura di Serena Cappello ed edito dalla sua "Zoraide editore".
Il baucherismo è stato definito, da molti storiografi, letterati, accademici e anche operatori del settore equestre (istruttori e cavalieri), sia nel nostro paese come all'estero, un incidente di percorso, un periodo oscuro da dimenticare, un campo minato da evitare, nell'evoluzione dell'equitazione nell'era moderna.
Questa nuova edizione italiana vuole restituire a Baucher, con le sue innovazioni, le sue scoperte e i suoi concetti equestri, "il suo ruolo fondamentale nella storia dell'equitazione moderna" (S. Cappello), e offrire, anche attraverso il mio contributo, (l'introduzione all'opera) un ritratto completo del Maestro, del suo essere artista, scienziato, filosofo e scrittore.
Quando Serena Cappello, alla quale sono profondamente riconoscente, mi ha proposto il "progetto Baucher", ho accettato subito con entusiasmo. Mi sono detto: ecco un'occasione da non perdere! Infatti occorreva rivalutare la figura di questo personaggio che ha dato una svolta decisiva e un impulso senza eguali al progresso dell'equitazione classica.
L'amico Raffaele De Martinis (calmoinavantiedritto.blogspot.com) afferma che "Di fatto - oggi - chiunque pratichi l'equitazione ad un livello evoluto, raffinato, leggero è - forse inconsapevolmente - baucherista". E' vero: oggi chiunque addestri cavalli attraverso la leggerezza, il tatto, la discesa degli aiuti, e tenendo conto del loro equilibrio, mette in pratica, consapevolmente o meno, molti degli insegnamenti del Maestro Baucher.
Il "Metodo" di Baucher costituisce una pietra miliare nella letteratura equestre di tutti i tempi. Dovrebbe essere presente nella biblioteca di chiunque si interessi di equitazione classica, che sia a favore o contro il baucherismo.
Esso va letto tenendo conto del periodo storico, dell'ambiente che circondava il Maestro, dello spirito che lo animava e della sua stessa evoluzione tecnica. Tutto questo, in questa nuova edizione italiana, è ampiamente e dettagliatamente descritto nell'Introduzione, proprio per poter dare al lettore gli elementi necessari alla piena comprensione dell'opera.
Il volume riunisce l’edizione del 1854, inedita in Italia, e quella del 1843, ed è corredato dei “Documenti ufficiali a favore del metodo” riportati per la prima volta in Italia nella loro versione integrale.
Grazie dunque a Serena Cappello e a Zoraide editore (che molto fa per la diffusione della cultura equestre in Italia), e buona lettura a tutti!
Il volume è acquistabile sul sito: www.imisteridelcavallo.it.
martedì 6 novembre 2018
Sulla direzione
La direzione è uno dei requisiti più importanti, quando si monta a cavallo. Per fare un paragone, possiamo dire che anche in auto, oltre al freno a all'acceleratore, se non c'è anche lo sterzo si va poco lontano.
Se osserviamo un cavallo libero in un prato che trotta o che galoppa, noteremo che la sua incollatura rimane quasi sempre flessa all'esterno della curva che sta percorrendo. Inoltre, quando cambia mano, quando esegue repentini cambi di direzione, l'incollatura stessa rimane dritta o ancora flessa all'esterno. Questo significa che il cavallo in natura non segue il suo naso, ma si muove a destra o a sinistra spostando il peso rispettivamente sulla parte destra o sinistra del suo corpo, e in particolare sulla spalla.
In virtù di questo, ciò che occorre fare, quando ci decidiamo a insegnare a un cavallo ad andare dove vogliamo noi, è controllare il più presto possibile l'equilibrio delle spalle. In realtà, nei primi momenti di lavoro, fin dal lavoro da terra, ciò che insegniamo al cavallo è cedere alle pressioni che impartiamo sulla sua testa: esso impara a seguire la pressione della lunghina, e della longia quando lavoriamo alla corda. Il tutto è facilmente trasferibile nel lavoro in sella; anche quando conduciamo il cavallo con redini collegate alla sua bocca, la redine interna d'apertura è quella che il cavallo segue più naturalmente, assomigliando appunto all'azione della longia da terra.
Ciò che farà veramente la differenza, e ci permetterà di gestire la direzione al 100%, è il controllo delle spalle, che può avvenire solo quando il cavallo risponderà correttamente alla redine d'appoggio, che avremo già introdotto nel lavoro a mano, e utilizzato in concomitanza con la redine d'apertura opposta nel lavoro in sella.
La redine d'appoggio è usata normalmente nelle monte da lavoro, il cavallo impara a cedere alla pressione della redine sul collo, e questo porta vantaggi a chi ha necessità di guidare il cavallo con una sola mano. E' un aiuto estremamente efficace, poco o per nulla utilizzato, per esempio, in una disciplina come il Dressage, che dovrebbe fare della maneggevolezza dei cavalli uno dei suoi obiettivi principali.
Mano a mano che il cavallo va a rispondere sempre di più e sempre meglio a questo tipo di aiuto, cioè impara a cedere alla pressione di una redine sul collo, possiamo introdurre le flessioni laterali, appunto: esse ci permetteranno, oltre a creare una fantastica ginnastica per l'allungamento muscolare, di trovare la simmetria, cioè uguali condizioni alle due mani di equilibrio, scioltezza e regolarità nell'andatura.
Oltre a raggiungere una buona maneggevolezza, la redine d'appoggio ci permette, usando una leggera flessione laterale dallo stesso lato, di controllare al meglio l'equilibrio delle spalle, cioè di spostare più o meno peso su una spalla o sull'altra al fine di compensare quella tendenza tipica di tutti i cavalli, asimmetrici dalla nascita, di sovraccaricare maggiormente una delle due spalle,
La flessione laterale eseguita in un circolo, per esempio, ci permette di evitare il sovraccarico sulla spalla interna qualora il cavallo avesse la tendenza a cadere di spalla e, all'altra mano, una controflessione (flessione contraria) ci aiuta a evitare che il cavallo scappi verso l'esterno del circolo; il tutto con la redine d'appoggio che agisce sempre dalla parte dove è flesso il cavallo.
Lavorando in controflessione, attraverso appositi esercizi, andiamo letteralmente a riequilibrare le spalle del cavallo, e quindi a riportare le spalle in asse con le anche, e quindi a renderlo simmetrico: un processo che può durare da poche settimane, se il lavoro è ben condotto, a diversi mesi, nel caso di cavalli particolarmente problematici.
Il bello di tutto questo è che noi possiamo, senza alcuna incomprensione da parte del cavallo, utilizzare le mani per controllare tutta la parte anteriore del cavallo, cioè le spalle e l'incollatura, senza avere bisogno di assistenza da parte delle gambe, che a questo livello di lavoro hanno l'unico compito di chiedere al cavallo di andare in avanti ... e solo quello! Il peso del corpo, dal canto suo, si accorda con il movimento del cavallo portandosi dove il cavallo sta andando: peso a destra se il cavallo va a destra, peso a sinistra se il cavallo va a sinistra.
Quindi, per esempio, aiutarsi con la gamba interna in una curva dove il cavallo cade di spalla, non ha senso, così come non lo ha usarla per fare entrare il cavallo nell'angolo. La gamba isolata ci servirà un giorno per muovere e controllare le anche del cavallo, e per fare questo avremo bisogno di insegnargli il significato esatto della gamba stessa. Se la utilizziamo per impedire al cavallo di tagliare una curva quando nemmeno ne conosce il significato, la gamba interna non farà che peggiorare la situazione, e il cavallo, opponendosi a questa, esaspererà la tendenza a tagliare.
Inoltre, usando le gambe per così tante cose (riequilibrare il cavallo in curva, dare la direzione, per non parlare di chi la usa anche per flettere il costato e l'incollatura, ecc.), rendiamo davvero il cavallo insensibile alle gambe stesse: non c'è da meravigliarsi di vedere in giro così tanti cavalli sordi alle gambe, che non hanno nessuna idea di portarsi in avanti, con cavalieri che usano continuamente gambe e quindi necessitano continuamente di speroni!
Se deleghiamo alle mani il compito di controllare il treno anteriore (spalle, incollatura, testa, bocca), e alle gambe quello di controllare il treno posteriore (gamba isolata che muove le anche di lato, necessaria nel lavoro su due piste), oltre a occuparsi del movimento in avanti, avremo dato al cavallo la possibilità di comprendere al meglio gli aiuti senza alcun tipo di fraintendimento.
Se della direzione, dunque, se ne occupano solo le mani, con un unico supporto da parte dell'assetto, e risparmiamo in questo l'utilizzo delle gambe, il cavallo ce ne sarà grato.
Se osserviamo un cavallo libero in un prato che trotta o che galoppa, noteremo che la sua incollatura rimane quasi sempre flessa all'esterno della curva che sta percorrendo. Inoltre, quando cambia mano, quando esegue repentini cambi di direzione, l'incollatura stessa rimane dritta o ancora flessa all'esterno. Questo significa che il cavallo in natura non segue il suo naso, ma si muove a destra o a sinistra spostando il peso rispettivamente sulla parte destra o sinistra del suo corpo, e in particolare sulla spalla.
In virtù di questo, ciò che occorre fare, quando ci decidiamo a insegnare a un cavallo ad andare dove vogliamo noi, è controllare il più presto possibile l'equilibrio delle spalle. In realtà, nei primi momenti di lavoro, fin dal lavoro da terra, ciò che insegniamo al cavallo è cedere alle pressioni che impartiamo sulla sua testa: esso impara a seguire la pressione della lunghina, e della longia quando lavoriamo alla corda. Il tutto è facilmente trasferibile nel lavoro in sella; anche quando conduciamo il cavallo con redini collegate alla sua bocca, la redine interna d'apertura è quella che il cavallo segue più naturalmente, assomigliando appunto all'azione della longia da terra.
Ciò che farà veramente la differenza, e ci permetterà di gestire la direzione al 100%, è il controllo delle spalle, che può avvenire solo quando il cavallo risponderà correttamente alla redine d'appoggio, che avremo già introdotto nel lavoro a mano, e utilizzato in concomitanza con la redine d'apertura opposta nel lavoro in sella.
La redine d'appoggio è usata normalmente nelle monte da lavoro, il cavallo impara a cedere alla pressione della redine sul collo, e questo porta vantaggi a chi ha necessità di guidare il cavallo con una sola mano. E' un aiuto estremamente efficace, poco o per nulla utilizzato, per esempio, in una disciplina come il Dressage, che dovrebbe fare della maneggevolezza dei cavalli uno dei suoi obiettivi principali.
| Le mani agiscono sempre andando di lato, mai verso indietro, sia che si usi la redine d'apertura, sia che si usi la redine d'appoggio, sia che si usino entrambe nello stesso momento, come nelle foto. |
Mano a mano che il cavallo va a rispondere sempre di più e sempre meglio a questo tipo di aiuto, cioè impara a cedere alla pressione di una redine sul collo, possiamo introdurre le flessioni laterali, appunto: esse ci permetteranno, oltre a creare una fantastica ginnastica per l'allungamento muscolare, di trovare la simmetria, cioè uguali condizioni alle due mani di equilibrio, scioltezza e regolarità nell'andatura.
Oltre a raggiungere una buona maneggevolezza, la redine d'appoggio ci permette, usando una leggera flessione laterale dallo stesso lato, di controllare al meglio l'equilibrio delle spalle, cioè di spostare più o meno peso su una spalla o sull'altra al fine di compensare quella tendenza tipica di tutti i cavalli, asimmetrici dalla nascita, di sovraccaricare maggiormente una delle due spalle,
La flessione laterale eseguita in un circolo, per esempio, ci permette di evitare il sovraccarico sulla spalla interna qualora il cavallo avesse la tendenza a cadere di spalla e, all'altra mano, una controflessione (flessione contraria) ci aiuta a evitare che il cavallo scappi verso l'esterno del circolo; il tutto con la redine d'appoggio che agisce sempre dalla parte dove è flesso il cavallo.
Lavorando in controflessione, attraverso appositi esercizi, andiamo letteralmente a riequilibrare le spalle del cavallo, e quindi a riportare le spalle in asse con le anche, e quindi a renderlo simmetrico: un processo che può durare da poche settimane, se il lavoro è ben condotto, a diversi mesi, nel caso di cavalli particolarmente problematici.
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| La redine d'appoggio sinistra è assistita da una redine d'apertura destra. Immagine tratta da "Derive del Dressage moderno" di Philippe Karl (ed. Equitare) |
Quindi, per esempio, aiutarsi con la gamba interna in una curva dove il cavallo cade di spalla, non ha senso, così come non lo ha usarla per fare entrare il cavallo nell'angolo. La gamba isolata ci servirà un giorno per muovere e controllare le anche del cavallo, e per fare questo avremo bisogno di insegnargli il significato esatto della gamba stessa. Se la utilizziamo per impedire al cavallo di tagliare una curva quando nemmeno ne conosce il significato, la gamba interna non farà che peggiorare la situazione, e il cavallo, opponendosi a questa, esaspererà la tendenza a tagliare.
Inoltre, usando le gambe per così tante cose (riequilibrare il cavallo in curva, dare la direzione, per non parlare di chi la usa anche per flettere il costato e l'incollatura, ecc.), rendiamo davvero il cavallo insensibile alle gambe stesse: non c'è da meravigliarsi di vedere in giro così tanti cavalli sordi alle gambe, che non hanno nessuna idea di portarsi in avanti, con cavalieri che usano continuamente gambe e quindi necessitano continuamente di speroni!
Se deleghiamo alle mani il compito di controllare il treno anteriore (spalle, incollatura, testa, bocca), e alle gambe quello di controllare il treno posteriore (gamba isolata che muove le anche di lato, necessaria nel lavoro su due piste), oltre a occuparsi del movimento in avanti, avremo dato al cavallo la possibilità di comprendere al meglio gli aiuti senza alcun tipo di fraintendimento.
Se della direzione, dunque, se ne occupano solo le mani, con un unico supporto da parte dell'assetto, e risparmiamo in questo l'utilizzo delle gambe, il cavallo ce ne sarà grato.
martedì 18 settembre 2018
Eventi: a Roma la Scienza dell'Equitazione
Dal 21 al 24 settembre avrò il piacere di assistere, a Roma, ad una Conferenza organizzata dall'ISES (International Society for Equitation Science), una Società Internazionale che ha come obiettivi principali quelli di "facilitare la ricerca nell'addestramento dei cavalli per accrescere il loro benessere e migliorare la relazione con il cavaliere".
I temi della Conferenza vertono su tutto ciò che riguarda il miglioramento del benessere del cavallo, dal buon addestramento al corretto comportamento, dalla migliore nutrizione al mantenimento del suo stato di salute, con particolare attenzione allo stato mentale.
Diversi i relatori impegnati, fra cui il Prof. Paolo Baragli, autore (insieme a Marco Pagliai) del noto libro "Cavalli allo specchio" (Ed. Pisa University Press), il Dott. Angelo Telatin, specializzato nella applicazione della psicologia dell'apprendimento all'addestramento dei cavalli, la Dott.ssa Emanuela Valle, Professoressa all'Università di Torino ed esperta in nutrizione equina, e soprattutto il Dott. Andrew Mclean, etologo di fama mondiale e uno dei più grandi esperti nell'addestramento del cavallo in ambito accademico.
Lunedì ci sarà una presentazione pratica della Teoria dell'Apprendimento nell'addestramento del cavallo, dove figurano il già citato Telatin e Marco Pagliai di "Addestramento Etologico".
Davvero un evento tutto da vivere!
Link utili: ISES Conferenza
giovedì 7 giugno 2018
Video sul lavoro alla corda
Un paio di video interessanti sul lavoro alla corda e le sue applicazioni, che ha realizzato la collega tedesca Melanie Buhlmann, ora docente nei corsi dell' Ecole de Légéreté in Australia.
Buona visione!
Buona visione!
lunedì 25 dicembre 2017
Reportage su Fieracavalli 2017 (da "Il Mio Cavallo")
Sulla rivista "Il Mio Cavallo" di dicembre 2017 è apparso un bel reportage dall'ultima Fieracavalli di Verona, dove i quattro addestratori che hanno condiviso lo spazio messo a disposizione dalla Redazione, "Il villaggio dell'etologia", e cioè il sottoscritto, Marco Pagliai, Giulia Gaibazzi e Francesco Vedani, hanno parlato della loro esperienza in Fiera.
Condivido qui la pagina che mi riguarda, riportando sotto il testo integrale.
Buona lettura!
Buona lettura!
"Quest’anno, per Fieracavalli 2017, la Redazione de “Il Mio
Cavallo” ha avuto un’idea geniale: creare uno spazio per
istruttori/addestratori che lavorano secondo principi etologici e classici,
attenti al benessere del cavallo e nel rispetto delle sue esigenze fisiche e
psichiche.
E’ nato dunque “Il Mio Villaggio”, e al suo interno mi sono felicemente
ritrovato a condividere quattro giorni a fianco di amici, grandi professionisti
e splendide persone come Marco Pagliai, Giulia Gaibazzi e Francesco Vedani. Con
ognuno di loro ho avuto piacevoli conversazioni e confronti su numerosi temi, ho
preso ispirazione e spunti per migliorare il mio lavoro, ho potuto apprezzarne
le gesta nelle presentazioni. Con loro si è creato
un ambiente stimolante, divertente, irripetibile, che mi farà ricordare a lungo
questa edizione di Fieracavalli.
Il team di "Addestramento
Etologico", peraltro, è stato semplicemente fantastico nel dare supporto e
aiuto tecnico e logistico per la parte delle presentazioni a cavallo. Di questo
non smetterò mai di ringraziarli.
Così come ringrazio la mia
partner nel lavoro in campo, Ariel, quarter horse di 12 anni (di proprietà di
Alessandro Laconca), che mi ha assecondato in tutte le mie presentazioni
didattiche, con pazienza e disponibilità uniche. Il mio intento era quello di
mostrare al pubblico presente un’equitazione logica, chiara, con una
progressione ben definita, spiegando passo per passo tutti i momenti
addestrativi, iniziando dal lavoro sulla bocca a quello sull’incollatura
arrivando al lavoro sulle anche e poi a quello su due piste. In particolare ci
tenevo a far passare l’idea che tutti possono imparare ad addestrare il proprio
cavallo, che tutti i cavalli, nessuno escluso, possono (e devono) apprendere il
lavoro in piano, essendo questo prima di tutto una ginnastica indispensabile
per lui. Obiettivo raggiunto!
Diverse persone hanno
contribuito alla nascita della mia “Equitazione Classica in Leggerezza” e alla
realizzazione dello stand azzurro “ECL Massimo Basili”. Daniela Piolini, grande
disegnatrice, già autrice del libro illustrato “Sdressage” (un best-seller della
letteratura equestre contemporanea), è l’autrice del logo. Caterina Basili si è
occupata di tutta la parte grafica e della realizzazione dello stand, molto
apprezzato e molto visitato. Cinzia Cantuseno, insieme a Alyce Muraro ed Erika
Lorenzoni, sono state fondamentali nei quattro giorni di fiera nell’assistermi
sia allo stand che nell’arena con il cavallo.
La disponibilità di tutti i
membri de “Il Mio Villaggio”, infine, fra cui la bravissima Anna Curti sempre
attenta alle esigenze di tutti, hanno reso questa esperienza assai piacevole,
nonostante le fatiche e le pressioni della vigilia che possono esserci per
impegni come questo.
Rimango con la speranza che il
tutto si possa ripetere per Fieracavalli 2018, per poter offrire ancora una
volta al pubblico, davvero caloroso e numeroso in questi giorni, uno spaccato di
mondo equestre dove l’addestramento del cavallo risulta al tempo stesso
efficace e rispettoso della natura di questo meraviglioso animale."
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